Fukushima: Le conseguenze

L’incidente nucleare di Fukushima è per i media, acqua passata. Come se non fosse mai sucesso non se ne parla più. Anzi c’è ancora chi si vanta di essere favorevole al nucleare negando la sua pericolosità ed insostenibilità.

 

 

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Roma, 19 mar. (TMNews) – La lezione da trarre da Fukushima è che “non possiamo non rivedere la strategia nella progettazione degli impianti nucleari. Il che non vuol dire ripensare o tornare sui propri passi, ma capire il problema alla radice, avere il coraggio di riconoscerlo e sforzarci di superarlo”. Lo afferma Umberto Veronesi, presidente dell’Agenzia per il nucleare in un intervento su Repubblica.

“Se è vero – ed è scientificamente vero – che senza l’energia nucleare il nostro pianeta, con tutti i suoi abitanti, non sopravviverà, non dobbiamo fare marcia indietro, ma andare avanti, ancora più in là, con la conoscenza e il pensiero scientifico. Dobbiamo pensare al futuro tenendo conto che petrolio, carbone e gas hanno i decenni contati e che sono nelle mani di pochissimi Paesi, che possono fare delle fonti di energia strumento di ricatto economico e politico; che stiamo avvicinandoci ai 7 miliardi di persone sulla Terra, con consumi sempre maggiori di energia; che le altre fonti di energia, le rinnovabili, hanno grandi potenzialità, ma per alcune non abbiamo le tecnologie che rendano accessibili i costi di trasformazione e globalmente non sono sfruttabili in modo tale da assicurare la copertura del fabbisogno. La scelta dell’energia nucleare è dunque inevitabile e il nostro compito è ora quello di garantirne al massimo la sicurezza per l’uomo e l’ambiente”.

Veronesi sottolinea la necessità a questo punto di rivalutare gli impianti perché “abbiamo per anni sostenuto che gli impianti di ultima generazione sono sicuri e con un rischio di incidente vicino allo zero. Oggi il Giappone ci impone di riconsiderare criticamente questa convinzione. Molti si domandano se il modello delle centrali nucleari di grossa taglia, come sono oggi tutte quelle del mondo, sia quello da continuare a realizzare; oppure se non è possibile ed opportuno considerare l’adozione di reattori più piccoli e modulari: una rete di minireattori. Alcuni di questi modelli progettuali sono già in produzione e dovremo studiarne a fondo le caratteristiche e la fattibilità”.

Fonte

Poi…

 

Veronesi: “Peccato non sfruttarlo Nessun pericolo, a Fukushima solo due morti” E’ dispiaciuto per il risultato del referendum l’oncologo e presidente dell’Agenzia per la sicurezza atomica italiana. Che ridimensiona l’allarme nipponico. Mentre le autorità di Tokyo dispongono invece un controllo a tappetto in città per escludere il pericolo di radiazioni

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“L’universo è nucleare”. Non è d’accordo con i 27 milioni di italiani che hanno bocciato le centrali allo scorso referendum il professore Umberto Veronesi. Oncologo, ma anche a capo dell’Agenzia per la sicurezza nucleare italiana. “E’ davvero un peccato aver scelto di non sfruttare l’atomo – dice – e le sue potenzialità”. Da medico ed ex ministro della Sanità, Veronesi non può non basare la sua opinione sulla salute dei cittadini. E così spiega: “In realtà la mortalità a Chernobyl è stata minimae a Fukushima sono morte due persone”. E’ stata quindi “una forte reazione emotiva” – provocata proprio dalla crisi nucleare giapponese – a portare la gran parte degli italiani a rifiutare l’energia prodotta dall’atomo.

Un eccessivo allarmismo che colpisce gli italiani in più occasioni, sembra essere la teoria dell’oncologo. Che cita la vicenda del poligono di Quirra, in Sardegna, in cui i tassi di mortalità sono più alti del normale e gli abitanti sono rimasti impressionati dal caso di un agnello nato con due teste. Dove la Procura e gli scienziati stanno tentando di capire se effettivamente ci sia un nesso di causalità tra uranio impoverito, attività militari e morti sospette. “Anche se l’uranio fa paura – aggiunge Veronesi -, non è pericoloso. L’abbiamo tutti addosso e dentro di noi, è uno degli elementi più diffusi in natura ed è debolmente radioattivo”.

Eppure – nonostante gli appelli alla calma lanciati da personalità come il professore Veronesi – in Giappone è lo stesso governo a non essere convinto. Non tanto per la mortalità attuale, quanto più per i rischi futuri del materiale contaminato. Tanto da aver disposto oggi un vasto monitoraggio sulle radiazioni a Tokyo, 240 chilometri a sud-ovest dell’impianto diFukushima Daiichi. La centrale danneggiata dal terremoto e dal conseguente tsunami dello scorso marzo. Le autorità nipponiche hanno inviato funzionari nei parchi, nelle scuole e in altri luoghi sensibili della città, per un totale di cento posti da analizzare. L’obiettivo è quello di rassicurare gli oltre 13 milioni di cittadini riguardo alle conseguenze delle perdite – ancora non del tutto risolte – dallo stabilimento atomico.

“Ce l’hanno chiesto le madri preoccupate per la sicurezza dei loro bambini – ha spiegato un funzionario del governo di Tokyo -. Inoltre la gente vuole sapere quale sia il livello di radiazioni nella zona in cui vive”. Anche in Giappone, quindi, ci si preoccupa, soprattutto dopo che agli abitanti è stato detto di non dare da bere ai bambini l’acqua del rubinetto, potenzialmente inquinata. Un allarme poi rientrato, ma che è stato sostituito dalle tracce di sostanze nocive oltre la soglia fissata per legge rintracciate in alcuni prodotti agricoli, come le foglie del tè, provenienti da zone molto più lontane da Fukushima.
(IlFattoQuotidiano)

Oggi 5 Dicembre 2011 il FattoQuotidiano scrive…

 

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 Per la prima volta dal disastro di Fukushima, il Giappone ha deciso di bandire dai negozi del Paese anche il riso. Si tratta di quello proveniente dal distretto di Onami, bloccato appena prima di finire sul mercato: “Non un singolo chicco di questo riso è in circolazione”, assicurano le autorità nipponiche. Dopo la carne, il pesce, i funghi ed il tè, ora tocca quindi all’alimento base della dieta nazionale. In quello coltivato fino a 60 km dall’impianto di Fukushima Daiichi è stato infatti rilevato cesio radioattivo in quantità ben superiori alla soglia di tolleranza. Nel frattempo, attorno a ciò che rimane della centrale atomica distrutta dallo tsunami dello scorso 11 marzo, continuano i lavori di bonifica. Che, secondo l’Atomic Energy Commission (Aec) giapponese, dureranno almeno trent’anni.

 

I problemi legati al cibo prodotto in Giappone in seguito alla tragedia nucleare erano già stati evidenziati alcune settimane fa da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of National Academy of Sciences (Pnas), secondo cui la contaminazione radioattiva prodotta dall’incidente di Fukushima ha raggiunto una porzione ben più ampia di quanto non sia stato ammesso finora. In particolare, la quantità di Cesio-137 presente nel suolo di molte aree del Paese sono aumentate in modo inquietante.

Rimanendo contaminante per tre decenni, questo elemento può infatti provocare danni irreparabili ai prodotti della pesca, dell’agricoltura e dell’allevamento. Già in luglio il governo di Tokyo decise di bandire tutta la carne di manzo proveniente dalla prefettura di Fukushima, dopo che la carne di oltre 500 capi di bestiame a cui era stato dato da mangiare fieno contaminato era stata spedita in ogni parte del Paese. Un destino toccato, sempre la scorsa estate, anche a verdura, latte e addirittura tè verde, seppure coltivato a circa 400km dalla centrale.

Psicosi o prudenza? È ancora presto per poterlo dire. I risultati dei test condotti nelle scorse settimane sul riso di Fukushima in effetti sono stati espliciti: ogni chilogrammo di quello raccolto nelle zone analizzate della prefettura contiene fino a 630 becquerel di cesio, mentre i limiti di sicurezza imposti dal governo sono di 500 becquerel. Un fatto che ha portato immediatamente il governo di Tokyo ad imporre al governatore della prefettura stessa, Yuhei Sato, di bloccare subito il prodotto delle 154 aziende esaminate.

Nonostante il riso di Onami rappresenti solo l’1,8% di tutto quello raccolto in Giappone, i danni economici sono notevoli, e fra i consumatori nipponici rimangono non poche preoccupazioni. Se non altro perché i lavori di bonifica di quelle zone sono ancora ben lungi dall’essere conclusi.

Ci vorranno più di 30 anni per rottamare l’impianto nucleare di Fukushima Daiichi, fanno presente dall’Aec, mentre “Il trasferimento di combustibile esaurito dagli edifici dei tre reattori danneggiati della centrale ad una piscina all’interno del complesso avrà inizio entro 3 anni, dopo che i reattori saranno messi in arresto a freddo”. La rimozione del combustibile fuso all’interno dei reattori numero 2 e 3, invece, “avrà inizio entro 10 anni”. Un lasso di tempo generalmente sufficiente a fare dimenticare ogni preoccupazione.
 

Fukushima: Le conseguenzeultima modifica: 2011-12-05T10:35:00+01:00da liberocentauro
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